Chi siamo
Un’isola che ha imparato a guardare oltre il mare
Volendo parafrasare la ben nota canzone «Siamo quattro amici al bar», noi siamo molto più di quattro e senza… bar, ma sempre operativi!

Don Giuseppe Nicolella
Presidente

Don Antonio Mazzella
Vicepresidente

Don Beato Scotti
Vicepresidente
Come è nata
L’Associazione ISCHIA PER LE MISSIONI APS è un’associazione di promozione sociale con sede a Forio, nata dall’esperienza missionaria della comunità parrocchiale di Sant’Antonio Abate e della rettoria di San Domenico nel comune di Ischia.
Per anni l’impegno missionario è stato un’esperienza o una vocazione di singoli: qualcuno partiva, qualcuno raccoglieva, qualcuno teneva i contatti. Funzionava, ma dipendeva dalle singole disponibilità e non lasciava traccia.
Costituirsi in associazione di promozione sociale ha significato dare una forma a tutto questo: uno statuto, un conto intestato, un codice fiscale per il 5×1000, la possibilità di rendicontare. Le stesse persone di prima, con gli strumenti per fare le cose più in grande e in modo verificabile.
Nell’ascoltare il resoconto del nostro ultimo viaggio in Burkina Faso alcuni sacerdoti e laici decisero di aderire e collaborare al nascente progetto di costituire un’associazione legalmente riconosciuta, impegnandosi a partecipare alla vita associativa ed anche direttamente in loco non appena si darà occasione. Diversi altri amici hanno aderito alla costituzione di quest’associazione, che pian piano prende forma e aumenta sempre più nel numero di aderenti e sostenitori.
«Lasciamoci contagiare dalla carità.»


L’ente in breve
- Denominazione
- Ischia per le Missioni APS
- Forma giuridica
- APS — Associazione di Promozione Sociale
- Sede
- Via Sant’Antonio Abate, 24, 80075 Forio (NA)
- Registro
- Iscritta al RUNTS dal 17 giugno 2026
- Riferimento
- Parrocchia Sant’Antonio Abate e rettoria di San Domenico
Da dove veniamo
Venticinque anni, cinque paesi
Oggi il legame più forte è con il Burkina Faso, tra i paesi più poveri anche a causa dello sfruttamento coloniale, non più militare ma economico, dove abbiamo avviato la costruzione di un blocco chirurgico che è oggi il nostro progetto principale, oltre ai tanti altri progetti in atto, sia in Burkina Faso che altrove. Il catalogo delle necessità è più ampio, e va dall’asilo alla protesi ortopedica.
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1999
Amazzonia, Brasile
L’attività missionaria comincia con un viaggio tra gli Indios e i Ribeirinhos, lungo il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti, dietro sollecitazione e guida di padre Benito Di Pietro.
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poi
Egitto
Con Abuna Botros, tra i frati francescani di rito copto.
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a seguire
Etiopia
Con don Woldmichael Tesfaye, dove stiamo costruendo l’unica chiesa in muratura della diocesi di Hamani, distretto di Jimma-Bonga, a 480 km da Addis Abeba.
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quindi
Kerala, India
Con il compianto padre Joseph S.D., sostenendo il suo collegio per ragazze fuggite dai matrimoni forzosi.
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oggi
Burkina Faso
Il paese nel quale abbiamo la maggioranza dei progetti missionari a sostegno della popolazione, seguendo il solco tracciato da fratel Vincenzo Luise.
- Il racconto dell’ultima missione
Etiopia
L’unica chiesa in muratura della diocesi
Con don Woldmichael Tesfaye stiamo costruendo l’unica chiesa in muratura della diocesi di Hamani, nel distretto di Jimma-Bonga, a 480 chilometri da Addis Abeba. Il completamento è fra i progetti che si sostengono con offerta libera.






Mal d’Africa
Cosa rimane dopo una missione? Tanta malinconia, tanta nostalgia, tantissima voglia di ritornare, tanto mal d’Africa.
Perché l’Africa quella vera — non quella dei villaggi turistici o dei safari organizzati — ti segna nel profondo, ti scava nell’animo lasciando solchi profondi di dolore per non avere fatto abbastanza e, contestualmente, di gioia per aver ricevuto il sorriso di un bambino o di una povera e sdentata vedova, di un amputato a cui hai fornito una protesi ridonandogli dignità e nuova vita.
Perciò non riesci a non desiderare di ritornare, perché quello che ricevi è sempre maggiore di quello che dai.
Bisogna comprendere quanto immensa è stata ed è la nostra fortuna di nascere in un occidente grasso e opulento, scristianizzato, senza valori, morale e giustizia; abbiamo dimenticato il vero significato della parola «carità», spesso confusa con l’elemosina.
L’aiuto portato a chiunque, anche al più piccolo degli uomini, potrebbe essere per noi la salvezza: il beneficato potrebbe essere l’angelo custode di cui abbiamo bisogno. Se Dio ci dà di più non è solo per noi. Bisogna imparare a condividere quello che si ha con chi ne ha più bisogno: in altre parole, vivere in pienezza la carità.
Non abbiamo la pretesa di salvare il mondo, né potremmo, perché la vita non si misura coi grandi gesti.
La maggior parte di noi non potrà mai donare milioni o fondare associazioni. Ma possiamo regalare un aiuto, un sollievo, un bicchiere d’acqua nel nome di Cristo, che diventa salvezza per qualcuno.

